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Martedì, 19 Maggio 2015 22:38

Il TFR in busta paga ? Una scelta che “non paga” … In evidenza

La Legge di Stabilità 2015 (articolo 1, commi 26 e seguenti, della legge 190/2014) introduce la possibilità di chiedere, da parte dei lavoratori dipendenti (escluso i dipendenti pubblici) assunti da almeno sei mesi, l’anticipazione della quota maturante di TFR (Trattamento di Fine Rapporto), con una scelta che una volta effettuata è irrevocabile fino al giugno del 2018.

L’INPS ha poi fornito le indicazioni operative che sono contenute nella circolare 82/2015.

 

Con questo contributo, voglio illustrare le possibili soluzioni a disposizione dei lavoratori dipendenti del settore privato;

  1. Lasciare il TFR in Azienda
  2. Richiedere in TFR in busta paga
  3. Mettere o lasciare il TFR nel Fondo Previdenziale

Innanzitutto dobbiamo aver ben chiaro che le scelte che faremo creeranno un peso diverso nella “tasca” di ognuno di noi e le tre opzioni vanno viste anche nell’ottica del breve, medio e lungo periodo.

 

Un aspetto importante da considerare, prima di fare qualsiasi scelta, è la tassazione che viene applicata:

  • se lasciamo il TFR in azienda, ci verrà applicata la tassazione separata (dal 23 al 30% sulla base dello scaglione di reddito e dell’anzianità di servizio);
  • se versiamo il TFR al Fondo Previdenziale ci verrà applicata la tassazione agevolata, che in molti casi va dal 15 al 9% (es. pensionamento) e in altri è del 23% (es. dimissioni volontarie);
  • se lasciamo il TFR in busta paga l’importo verrà sommato al nostro reddito e ci verrà applicata l’aliquota IRPEF (dal 23% al 43% sulla base dello scaglione di reddito), a cui vanno aggiunte l’addizionale Regionale e Comunale.

 

Quindi se nel breve periodo il TFR in busta paga ci permette d’avere a disposizione una quota di soldi, dobbiamo tenere ben presente che le tasse incidono molto sul capitale rispetto alle altre soluzioni.

 

Mentre nel medio e lungo periodo il TFR lasciato in azienda o posizionato nel Fondo Previdenziale, ci permette di avere a disposizione un capitale da poter utilizzare per le nostre esigenze, infatti:

  • Se lascio il TFR in azienda, dopo 8 anni di anzianità posso richiederne fino al 70 % per le seguenti motivazioni:
    • spese sanitarie;
    • acquisto della prima casa per sé o per il figlio.

 

  • Se verso il TFR al Fondo Previdenziale posso disporre di un capitale per le seguenti necessità:
    • 75 % del capitale per spese sanitarie;
    • 75 % del capitale acquisto e ristrutturazione casa per se e per il figlio (dopo 8 anni di iscrizione al fondo);
    • 30 % per qualsiasi motivo (dopo 8 anni di iscrizione al fondo);
    • aiuto in caso di Cassa Integrazione, NASPI (ex mobilità) e perdita del posto di lavoro;
    • altre possibili forme di aiuto che ogni singolo Fondo Previdenziale offre.

 

Ne deriva che richiedendo il TFR in busta paga:

  • paghiamo immediatamente più tasse;
  • versiamo molto meno sulla nostra posizione nel Fondo Previdenziale;
  • rinunciamo a una bella fetta dei futuri rendimenti (rivalutazione del TFR in azienda o rendimento del Fondo Previdenziale);
  • non alimentiamo adeguatamente il nostro salvadanaio previdenziale.

 

Ritengo che destinare il TFR al Fondo Previdenziale è una scelta importante che conviene sempre perché il Fondo Previdenziale è investimento di lungo termine che:

  • ci permette, in caso di necessità, d’avere a disposizione un capitale a tassazione favorevole;
  • permette a chi andrà in pensione nel breve periodo di avere a disposizione un capitale a tassazione favorevole;
  • per i giovani e coloro di età media, servirà al momento del pensionamento, per integrare la pensione pubblica che sarà molto più bassa della nostra ultima retribuzione;
  • ci permette di ottenere i massimi vantaggi proprio nel lungo periodo, infatti, più resto iscritto, più verso e grazie anche ai rendimenti, il capitale si incrementa.
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